Guado: storia di un colore naturale

Una stretta relazione tra natura, agricoltura e artigianato tessile

Il colore della morte e del nemico

L'Isatis tinctoria, conosciuta con il termine "guado", è una pianta della famiglia delle brassicacee, è di origine asiatica e fu quasi certamente introdotta nell'area europea già nel Neolitico. Tra le piante coloranti, il guado era l'unica utile per tingere i tessuti di blu. I greci e i romani non amavano il blu: lo associavano al colore della morte e lo identificavano con le popolazioni barbare...

 

Il colore del divino e della nobiltà

Dal 1200 in Europa il blu guado - applicato ai tessuti - divenne il colore della "divinità celeste", del prestigio, della nobiltà. A raccontarci l'uso e la preziosità di questo colore nell'abbigliamento, sono i dipinti e i ritratti che illustravano (tra il 1200 e il 1600) personaggi nobili e figure religiose che indossavano abiti, manti, accessori blu guado. I pittori raffiguravano persone vestite con tessuti tinti di guado, ma utilizzando pigmenti minerali che imitavano il più possibile la tonalità del tessuto tinto naturalmente: usavano per esempio lapislazzuli e azzurrite.

Il guado scompare

Nel 1600 l'indaco viene importato in Europa dall'Oriente: è una pianta utile per la tintura in blu, particolarmente conveniente per resa e costi. La coltivazione del guado cessa bruscamente, soppiantata dall'importazione dell'indaco: è la prima globalizzazione che distrugge l'economia e la tradizione autoctona.

 

Henry William Perkin cambia definitivamente le nostre vite

Nel 1856 Perkin scopre il primo colore sintetico. Per soli 164 anni, non sono più stati usati coloranti naturali nella produzione di tessuti e vestiti, ma solo coloranti chimici industriali. Non è strano che un'innovazione così travolgente eppure così recente ci abbia fatto dimenticare quanto sia stata importante la natura?